Vinitaly si prepara a un’edizione che promette scintille. L’Emilia‑Romagna arriva con nuove idee, grandi numeri e un passaggio di testimone che ha già acceso la curiosità di tutti. Ai fornelli ci sarà Carlo Cracco, chiamato a raccogliere l’eredità di Massimo Bottura in uno degli spazi più visitati della fiera. Un cambio di scena che racconta bene la forza di una regione che sa unire tradizione, visione e qualità.
Un passaggio di testimone che vale oro
L’anno scorso Massimo Bottura aveva trasformato il padiglione dell’Emilia‑Romagna in un laboratorio culturale dedicato al rapporto tra cibo e vino. Oggi quello spazio passa nelle mani di Carlo Cracco. Un gesto simbolico che mostrano l’intesa tra due chef capaci di portare la cucina italiana in tutto il mondo.
A Verona, dal 12 al 15 aprile, non torneranno quindi i piatti iconici dell’Osteria Francescana, come cacio e pere, il tortellino del tortellante o la rosetta della domenica. Al loro posto, Cracco porterà nuove creazioni. La protagonista sarà la piadina romagnola, proposta in tutte le sue varianti, dalla versione più sottile fino alla più spessa.
L’annuncio è arrivato a Casa Maria Luigia, alla presenza di istituzioni, produttori e addetti ai lavori. Un segnale chiaro: la cucina diventa un racconto condiviso che parte dal territorio.
Cracco: “La grande cucina cresce quando condivide”
Cracco ha spiegato che per lui Vinitaly rappresenta un’occasione per mettere al centro l’identità della regione. Lo fa anche attraverso un progetto personale: l’azienda agricola VistaMare a Santarcangelo di Romagna, creata con la moglie Rosa, romagnola doc. In questo luogo si incontrano tradizione rurale, qualità produttiva e spirito popolare.
Secondo lo chef, la forza della cucina italiana nasce proprio quando si condividono conoscenze, prodotti e storie. Un messaggio semplice e diretto che rispecchia bene lo spirito della fiera.
Un padiglione che rappresenta 90 aziende
Il padiglione 1 dell’Emilia‑Romagna si conferma uno dei poli più attesi. Quest’anno ospiterà 90 aziende regionali. L’obiettivo è valorizzare i prodotti Dop e Igp grazie alla presenza dei consorzi di tutela. La regione può contare su 44 eccellenze certificate, a cui si aggiunge la novità del 45º riconoscimento: l’erbazzone reggiano Igp.
Bottura, con un sorriso, ha ricordato che lo scorso anno tutti si erano ammassati in quel padiglione e che le altre regioni lo guardavano con una certa invidia. Un aneddoto che mostra quanto forte sia l’attrazione generata dall’Emilia‑Romagna.
Un’economia che parla di identità
Il presidente della Regione, Michele de Pascale, ha sottolineato la solidità della filiera agroalimentare. Ha ricordato alcuni dati chiave che mostrano il peso economico del settore:
- 3,9 miliardi di euro: valore della dop economy regionale
- 455 milioni di euro: quota generata dal comparto vitivinicolo
- 37 miliardi di euro: valore complessivo dell’agroalimentare
Secondo de Pascale la forza della regione sta nella capacità di unire istituzioni, consorzi, produttori e turismo in un’unica narrazione. Un sistema che funziona perché mette insieme economia, cultura e comunità.
Bottura: “Il mondo ci guarda con occhi innamorati”
Bottura ha ricordato con emozione il recente riconoscimento della cucina italiana come patrimonio Unesco. Un traguardo ottenuto dopo anni di impegno e che oggi rappresenta un simbolo identitario potente.
Racconta di essere appena tornato da Miami, dove ha partecipato a un evento con Ferrari. Tutti gli chiedevano cosa significasse per l’Italia questo riconoscimento. Le sue parole sono chiare: bisogna continuare a fare sistema, unire eccellenze e innovazione.
Il vino: qualità prima della quantità
Parlando di vino, Bottura ha sottolineato che questo è il momento giusto per puntare sulla qualità. La domanda internazionale cambia e le nuove norme preoccupano molti produttori. Per lo chef l’Italia non deve giocare la partita dei grandi numeri, ma quella della cura. Un approccio che distingue il Paese e che può renderlo ancora più competitivo.
Uno sguardo verso Vinitaly 2026
L’edizione che sta per aprirsi porta con sé innovazione, passione e una forte identità territoriale. Con Cracco ai fornelli, Bottura come mentore e un sistema economico solido alle spalle, l’Emilia‑Romagna arriva a Verona con la voglia di stupire. E mostra ancora una volta perché è considerata una delle grandi capitali mondiali del gusto.




